lunedì 27 ottobre 2008

due, tre, molti.... illinois!


è rimasta al suo posto fino al 1972 ed esiste ancora, collocata nell'atrio dell'accademia di polizia di chicago. è la statua in bronzo raffigurante un poliziotto, eretta in haymarket square.
tutto quel che avrebbero voluto rimanesse delle rivolte dei primi giorni di maggio del 1886.
più volte danneggiata o distrutta negli ultimi cento anni e oggetto di ben due attentati da parte dei weathermen... nulla da fare, è alla fine sempre risorta.
sul piedistallo di cemento, mai rimosso, si può ancora leggere: "NEL NOME DEL POPOLO DELL'ILLINOIS, VI ORDINO DI DISPERDERVI"

e nella vita, la risposta a tutto rimane sempre john belushi!


I HATE.....

martedì 21 ottobre 2008

Way


hai un meraviglioso futuro davanti... se riesci ad arrivare a domani.

carlito brigante

mercoledì 24 settembre 2008

siamo venuti per poco perché per poco si va



Antonio -

Ai miei occhi il mondo, Graziano,

non è che un palcoscenico

dove ognuno è costretto a recitare la parte

che gli è stata assegnata. Quella mia è triste."


Graziano -

A me sia data la parte del buffone allora;

e siano il riso e l'allegria a scavarmi le rughe dell'età;

il fegato mi si infiammi col vino,

ma il cuore non si raggeli di sospiri mortali.

Perché mai dovrebbe un uomo,

quando il sangue gli scorre caldo dentro,

restarsene seduto come suo nonno scolpito nell'alabastro?

Dormire, se è sveglio? o farsi prendere dall'itterizia a forza di campar di malumore?

Ascolta, Antonio, ch'io ti voglio bene ed è l'amore che mi fa parlare:

al mondo c'è una specie d'uomini dal viso impenetrabile e intorbidito come acqua stagnante,

che serba un ostinato silenzio per acquistarsi fama di saggezza,

gravità e profondità di pensiero e par che dica:

"Son io l'Oracolo, e quando apro la bocca, nessun cane s'azzardi ad abbaiare!"

O mio Antonio, ne conosco di uomini,

reputati saggi sol perché rimangon sempre zitti;

mentre se appena aprissero la bocca, son certo

che farebbero dannare tutti gli orecchi che,

nell'ascoltarli non potrebbero che tacciar da stolti questi loro fratelli.

Ma di questo, parleremo un'altra volta.

Non usare la malinconia come un' esca per pescar l'insipido ghiozzo di una tale stima.

Via, mio buon Lorenzo, andiamo, finirò il mio sermone più tardi...

william shakespeare - il mercante di venezia - atto I, scena I

lunedì 22 settembre 2008

just my rifle...


"incarnava in modo perfetto l'infanzia oppressa dei vicoli. cresciuto sul lastrico. tubercolotico a tredici anni, sifilitico a diciotto, condannato a venti... pallido, con il profilo affilato, l'accento dei sobborghi, gli occhi grigi e dolci... si guadagnava la vita nelle drogherie di mouffettard dove i commessi si alzavano alle sei del mattino preparavano le vetrine alle sette e salivano a riposare in una soffitta alle nove di sera, morti di stanchezza, dopo aver visto durante la giornata il padrone annacquare il latte, il vino, il petrolio, falsificare le etichette...
sentimentale, le canzoni malinconiche dei cantanti girovaghi lo commuovevano fin quasi alle lacrime, non sapeva come abbordare una donna per non essere ridicolo...
si era sentito rinascere sentendosi chiamare compagno , sentendosi spiegare che si può, che si deve <diventare un uomo nuovo>. e si era messo a raddoppiare, nella sua drogheria, la porzione di fagioli delle massaie, che lo credevano un po' matto..."

andré soudy, forse il più sculato della banda bonnot, "l'uomo col fucile".
l'unico a cui serge dedica più di qualche rigo nelle sue memorie.

classe 1892 morto ammazzato nel 1913 ventunenne da soli due giorni.

tra le pagine di un piccolo libro, edito da deriveapprodi, in mezzo alla guerra civile spagnola ed alla ricetta delle vongole allo jerez, si riporta quel capolavoro che sarebbe stato il suo testamento:


1) lascio i miei occhiali, i miei grimaldelli e il mio mazzo di chiavi false al ministro della guerra, affinché impari a risolvere i suoi problemi di militarismo
2) lascio il mio cervello ai decani della facoltà di medicina della sorbona
3) lascio il mio cranio al museo di antropologia e ne autorizzo l'utilizzazione a beneficio delle soupes comuniste
4)lascio i miei capelli al sindacato dei parrucchieri e dei lavoratori coscienti e alcolici. auspico che siano messi all'asta e il ricavato distribuito a favore della causa e della solidarietà operaia.


de andrè e brassens erano sicuramente di là da venire, e a dirla tutta, anche breton e compagni...

"il fait froid, au revoir !"

giovedì 31 luglio 2008

controversi

























"avete bisogno che vi ammazzi qualche drago?"

r. heinlein

lunedì 4 febbraio 2008

Più tardi, mentre finivamo lo sformato di alici, nella sala da pranzo ora trasformata in ludoteca per assassini seriali in fase prepuberale,
ero venuto ad apprendere che questo mese, la frizzantemente retrograda rivista di economia domestica “Marie Lou”, della quale mia madre conservava religiosamente tutti i numeri, impilati in polverose colonne, precarie ma sempre ostinatamente immobili come macerie di un tempio greco;
dicevo, la rivista “Marie Lou”, che a sentirla nominare mi s’era acceso qualcosa nel cervello, come la fastidiosa spia d’un serbatoio vuoto che in quel momento lampeggiava -in modo piuttosto inopportuno- segnalandomi la presenza, nella scatola cranica, di imbarazzanti ricordi legati alla plastificata donnina, solo vagamente più ammiccante del solito, stampata sulla copertina del numero di maggio del’71...
Beh, proprio quella rivista lì, questo mese consigliava alle fedeli lettrici di:
- Ravvivare gli ambienti con un tocco di colore per ristabilire un rapporto armonioso con la casa – citò diligentemente mia madre.

Fantastico! ristabilire il rapporto armonioso con la casa... mi chiedevo quando l’entità Casa sarebbe arrivata a pretendere versamenti su conti bancari alle Cayman e sacrifici umani, per accordare la sua benevolenza.

Rassegnato e appesantito, riuscii a trascinare il mio stomaco in cortile, lusingandolo con la promessa di una sigaretta.
Perchè se mia madre era schiava della sua singolare dimora, io lo ero del mio apparato digerente.

- Ehi Miodrag, sempre in gamba eh?!

Povero Miodrag, faceva pena a guardarsi. Non si poteva nemmeno dire che li indossasse ormai i suoi vestiti, ci abitava dentro da subalterno, come uno schiavo presecessionista nella tenuta padronale.

Risalendo a passo di gambero il viale che dalla strada principale conduceva a casa dei miei, rivolgevo ancora il viso alla sagoma del vicino jugoslavo che non smetteva di farmi cenno con la mano e che mi seguì con lo sguardo fino all’arrivo.

La porta che dava sulla via era socchiusa; la scena che mi accolse mi raggelò. Era qualcosa di assurdo, cruento ed irreale.

Un vecchio, in maniche di camicia, con uno sguardo cinicamente svogliato percuoteva ripetutamente quello che aveva tutta l’aria di essere il cadavere di un minuscolo alieno.
Lo teneva stretto per il collo con una sola mano, e continuava a martoriarlo frollandone i resti contro una parete. Il risultato dell’operazione era agghiacciante; densi schizzi color prato all’inglese ricoprivano la stanza, la mano del vecchio era tutt’uno con quella poltiglia verde e deforme che si stava sbriciolando.

Mi rivolsi con un balbettio alla donna che, continuando a trafficare nella stanza accanto, faceva di tanto in tanto capolino dalla porta quasi a controllare che tutto stesse procedendo come oscenamente stabilito:
- Mam..ma.... – dissi – COSA...cosa sta.... facendo... papà?!?
- Sta spugnando, tesoro! non lo vedi?! – rispose con naturalezza ed una punta di fastidio, senza smettere neppure per un attimo di armeggiare con le pignatte.

Ci misi tre minuti buoni a focalizzare l’attenzione sul secchio della vernice sul quale mio padre si stava chinando ad intingere il venusiano tampone, per la cui sorte non potevo comunque non provare infinita compassione.

- ...Spugnando?! – continuavo a ripetere inebetito...