mercoledì 24 settembre 2008

siamo venuti per poco perché per poco si va



Antonio -

Ai miei occhi il mondo, Graziano,

non è che un palcoscenico

dove ognuno è costretto a recitare la parte

che gli è stata assegnata. Quella mia è triste."


Graziano -

A me sia data la parte del buffone allora;

e siano il riso e l'allegria a scavarmi le rughe dell'età;

il fegato mi si infiammi col vino,

ma il cuore non si raggeli di sospiri mortali.

Perché mai dovrebbe un uomo,

quando il sangue gli scorre caldo dentro,

restarsene seduto come suo nonno scolpito nell'alabastro?

Dormire, se è sveglio? o farsi prendere dall'itterizia a forza di campar di malumore?

Ascolta, Antonio, ch'io ti voglio bene ed è l'amore che mi fa parlare:

al mondo c'è una specie d'uomini dal viso impenetrabile e intorbidito come acqua stagnante,

che serba un ostinato silenzio per acquistarsi fama di saggezza,

gravità e profondità di pensiero e par che dica:

"Son io l'Oracolo, e quando apro la bocca, nessun cane s'azzardi ad abbaiare!"

O mio Antonio, ne conosco di uomini,

reputati saggi sol perché rimangon sempre zitti;

mentre se appena aprissero la bocca, son certo

che farebbero dannare tutti gli orecchi che,

nell'ascoltarli non potrebbero che tacciar da stolti questi loro fratelli.

Ma di questo, parleremo un'altra volta.

Non usare la malinconia come un' esca per pescar l'insipido ghiozzo di una tale stima.

Via, mio buon Lorenzo, andiamo, finirò il mio sermone più tardi...

william shakespeare - il mercante di venezia - atto I, scena I

lunedì 22 settembre 2008

just my rifle...


"incarnava in modo perfetto l'infanzia oppressa dei vicoli. cresciuto sul lastrico. tubercolotico a tredici anni, sifilitico a diciotto, condannato a venti... pallido, con il profilo affilato, l'accento dei sobborghi, gli occhi grigi e dolci... si guadagnava la vita nelle drogherie di mouffettard dove i commessi si alzavano alle sei del mattino preparavano le vetrine alle sette e salivano a riposare in una soffitta alle nove di sera, morti di stanchezza, dopo aver visto durante la giornata il padrone annacquare il latte, il vino, il petrolio, falsificare le etichette...
sentimentale, le canzoni malinconiche dei cantanti girovaghi lo commuovevano fin quasi alle lacrime, non sapeva come abbordare una donna per non essere ridicolo...
si era sentito rinascere sentendosi chiamare compagno , sentendosi spiegare che si può, che si deve <diventare un uomo nuovo>. e si era messo a raddoppiare, nella sua drogheria, la porzione di fagioli delle massaie, che lo credevano un po' matto..."

andré soudy, forse il più sculato della banda bonnot, "l'uomo col fucile".
l'unico a cui serge dedica più di qualche rigo nelle sue memorie.

classe 1892 morto ammazzato nel 1913 ventunenne da soli due giorni.

tra le pagine di un piccolo libro, edito da deriveapprodi, in mezzo alla guerra civile spagnola ed alla ricetta delle vongole allo jerez, si riporta quel capolavoro che sarebbe stato il suo testamento:


1) lascio i miei occhiali, i miei grimaldelli e il mio mazzo di chiavi false al ministro della guerra, affinché impari a risolvere i suoi problemi di militarismo
2) lascio il mio cervello ai decani della facoltà di medicina della sorbona
3) lascio il mio cranio al museo di antropologia e ne autorizzo l'utilizzazione a beneficio delle soupes comuniste
4)lascio i miei capelli al sindacato dei parrucchieri e dei lavoratori coscienti e alcolici. auspico che siano messi all'asta e il ricavato distribuito a favore della causa e della solidarietà operaia.


de andrè e brassens erano sicuramente di là da venire, e a dirla tutta, anche breton e compagni...

"il fait froid, au revoir !"