mercoledì 24 settembre 2008

siamo venuti per poco perché per poco si va



Antonio -

Ai miei occhi il mondo, Graziano,

non è che un palcoscenico

dove ognuno è costretto a recitare la parte

che gli è stata assegnata. Quella mia è triste."


Graziano -

A me sia data la parte del buffone allora;

e siano il riso e l'allegria a scavarmi le rughe dell'età;

il fegato mi si infiammi col vino,

ma il cuore non si raggeli di sospiri mortali.

Perché mai dovrebbe un uomo,

quando il sangue gli scorre caldo dentro,

restarsene seduto come suo nonno scolpito nell'alabastro?

Dormire, se è sveglio? o farsi prendere dall'itterizia a forza di campar di malumore?

Ascolta, Antonio, ch'io ti voglio bene ed è l'amore che mi fa parlare:

al mondo c'è una specie d'uomini dal viso impenetrabile e intorbidito come acqua stagnante,

che serba un ostinato silenzio per acquistarsi fama di saggezza,

gravità e profondità di pensiero e par che dica:

"Son io l'Oracolo, e quando apro la bocca, nessun cane s'azzardi ad abbaiare!"

O mio Antonio, ne conosco di uomini,

reputati saggi sol perché rimangon sempre zitti;

mentre se appena aprissero la bocca, son certo

che farebbero dannare tutti gli orecchi che,

nell'ascoltarli non potrebbero che tacciar da stolti questi loro fratelli.

Ma di questo, parleremo un'altra volta.

Non usare la malinconia come un' esca per pescar l'insipido ghiozzo di una tale stima.

Via, mio buon Lorenzo, andiamo, finirò il mio sermone più tardi...

william shakespeare - il mercante di venezia - atto I, scena I

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