mercoledì 18 marzo 2009

il mio nome è nessuno
























"Dal Western, soprattutto, nasce il mito ed è il mito che dà il miglior cinema. <...> Grazie a esso siete padroni della prateria, del vento, del cielo, dei luoghi in cui non siete mai stati. Poi, ed è molto importante, libera tutto ciò che i personaggi hanno al fondo di loro stessi, li fa ridiventare primitivi, parenti dei Greci: in essi ritroviamo Edipo, o Antigone. Il mito riappare"

Parola di Anthony Mann. E se lo dice il regista de "L'uomo di Laramie" - innegabilmente sceneggiato da Eskilo - possiamo crederci.
L'immaginario western sgambetta in un mondo nuovo e profondamente antico, i cui confini nulla hanno a che fare con quelli geografici o imposti, le cui regole sono già date e mai stabilite -chiedete a Roy Bean.
Un mondo in cui John Wayne è stato immerso da bambino nello Stige (o nel Rio Grande) per poi riemergere invulnerabile.
L'ultimo mondo da sfidare e temere.
Pare che a pensarla così fosse anche James Joyce, uno che sfidò, temette e... pagò il conto, ad Omero.
Folgorato dallo schermo, volle incontrare personalmente Eisenstein per discutere la trasposizione cinematografica del suo Ulisse, suggerendo il nome di John Ford per la regia.
Forse consolatoria per i "letterati", la tesi secondo cui sarebbero state le origini irlandesi del regista ad orientarlo mi convince poco. Molto più attinente al Dublinese -e forse un po' consolatoria per me- è l'intuizione che solo il linguaggio western di Ford potesse tradurre un'Odissea.

"L'Iliade è orientata ad Est rispetto alla Grecia, L'Odissea verso Ovest"
M. I. Finley - "il mondo di Odisseo"


"Cavalcò verso Ovest e andò tutto bene..."

Joe R. Lansdale