
"incarnava in modo perfetto l'infanzia oppressa dei vicoli. cresciuto sul lastrico. tubercolotico a tredici anni, sifilitico a diciotto, condannato a venti... pallido, con il profilo affilato, l'accento dei sobborghi, gli occhi grigi e dolci... si guadagnava la vita nelle drogherie di mouffettard dove i commessi si alzavano alle sei del mattino preparavano le vetrine alle sette e salivano a riposare in una soffitta alle nove di sera, morti di stanchezza, dopo aver visto durante la giornata il padrone annacquare il latte, il vino, il petrolio, falsificare le etichette...
sentimentale, le canzoni malinconiche dei cantanti girovaghi lo commuovevano fin quasi alle lacrime, non sapeva come abbordare una donna per non essere ridicolo...
si era sentito rinascere sentendosi chiamare compagno

andré soudy, forse il più sculato della banda bonnot, "l'uomo col fucile".
l'unico a cui serge dedica più di qualche rigo nelle sue memorie.
classe 1892 morto ammazzato nel 1913 ventunenne da soli due giorni.
tra le pagine di un piccolo libro, edito da deriveapprodi, in mezzo alla guerra civile spagnola ed alla ricetta delle vongole allo jerez, si riporta quel capolavoro che sarebbe stato il suo testamento:
1) lascio i miei occhiali, i miei grimaldelli e il mio mazzo di chiavi false al ministro della guerra, affinché impari a risolvere i suoi problemi di militarismo
2) lascio il mio cervello ai decani della facoltà di medicina della sorbona
3) lascio il mio cranio al museo di antropologia e ne autorizzo l'utilizzazione a beneficio delle soupes comuniste
4)lascio i miei capelli al sindacato dei parrucchieri e dei lavoratori coscienti e alcolici. auspico che siano messi all'asta e il ricavato distribuito a favore della causa e della solidarietà operaia.
de andrè e brassens erano sicuramente di là da venire, e a dirla tutta, anche breton e compagni...
"il fait froid, au revoir !"
2 commenti:
davvero un gran testamento :-)
ciao ele, un bacio
nico
un bacio a te, grande :-)
e.
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